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I Viaggi di Repubblica
Dei reportage - testo+foto - realizzati per "I Viaggi di Repubblica"
riporto i brani iniziali e alcune immagini o pagine di apertura.
Chi fosse interessato a qualche testo completo può scrivere a: apolitano@artsrl.it
 
   


 

 

 


Alla ricerca del sapere perduto
Grecia, Europa

Su una t-shirt c’è la riproduzione della Scuola di Atene di Raffaello, con Platone e Aristotele in primo piano; su un’altra, un gioco di assonanze in inglese (“To do is to be, Socrates. To be is to do, Plato. Do be do be do, Sinatra”) mischia lietamente sacro e profano. Sono eroi popolari i filosofi in Grecia, soprattutto per chi viene ad abbeverarsi al mito della classicità. Studiati, dimenticati, riscoperti, venduti e comprati nei negozietti accanto ai templi. Siamo tutti figli della Grecia. Nipoti di Platone, pronipoti di Socrate. Ciò che chiamiamo filosofia (“amore per il sapere”) è nato qui, quando i miti non sono più bastati a spiegare il mondo e si è passati a ragionare sui principi e le cause prime. «Il greco», scriveva Werner Jaeger, «è il popolo filosofo fra tutti». La genesi è nelle colonie greche sulle coste dell’Asia minore. Talete di Mileto - all’epoca città di frontiera, di traffici, commerci, incroci con l’Oriente - fu il primo a esprimere le sue idee in termini logici anziché mitologici. Ma il centro è Atene, dove vissero i grandi pensatori: Socrate, Platone, Aristotele. Il primo maestro del secondo, il secondo del terzo. È dalla polis del passato e dalla metropoli del presente che può partire il tentativo di rivisitare i luoghi all’origine del pensiero occidentale …






Un patrimonio nazionale e mondiale
Unesco, Italia

L’Italia ha due record del mondo. Uno, ufficioso, vuole che nel Belpaese si concentri la metà circa dei beni artistico-culturali al mondo. L’altro, ufficiale, la designa come il paese che annovera il maggior numero di beni culturali e naturali iscritti nella lista del Patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura. Ben 41 degli 851 siti che la convenzione dell’Unesco del 1972 identifica e protegge come luoghi culturali e naturali che meritano di essere riconosciuti come patrimonio comune dell’umanità e di conseguenza “appartengono a tutte le popolazioni del mondo, al di là dei territori nei quali sono collocati”. Le pianure del Serengeti e il Taj Mahal, l’Acropoli di Atene e i moai dell’isola di Pasqua, Persepolis e Machu Picchu, le chiese copte di Lalibela e la casbah di Algeri, il Grand Canyon e Venezia e la sua laguna ...

 

 



In viaggio con Chatwin
Northern Territory, Australia

Per un amante di orizzonti come Chatwin, l’Australia ha un potere di attrazione speciale. Per lui è «il paese dei sogni, lontanissimo dal resto del mondo», a cui avvicinarsi «col fervore del primo amore», «il paese in cui bisognerebbe stabilirsi». In più, c’è un motivo di richiamo specifico. Conoscere da vicino la sofisticata metafisica degli aborigeni, campioni di nomadismo, può contribuire a trovare la via per riuscire infine a scrivere quel libro sui nomadi a cui pensa da quindici anni. Così, zaino in spalla - aderente al celebre ritratto che Lord Snowdon gli fa nel 1982 - parte per l’Australia Centrale a due riprese, nel 1983 e nel 1984. Lì, nel «deserto più astratto», le aspettative non sono deluse («non hai idea di quanto sia bella questa terra», scrive alla moglie Elizabeth). E capisce che le “piste del sogno”, le tjuringa, sono in effetti ciò che spera: rappresentazioni rituali dei miti della creazione («gli Uomini del Tempo Antico percorsero tutto il mondo cantando; cantarono i fiumi e le catene di montagne, le saline e le dune di sabbia») e linee, mappe del territorio, fondamento d’identità, contatto vitale con la terra. Il risultato è Le vie dei canti, il suo quarto libro, pubblicato in Inghilterra nel 1987, l’anno dopo in Italia, un successo planetario ...

 

 


Il mare al di là del confine
Istria, Croazia

Di mattino presto, nei giorni chiari, quando il vento spazza l’aria, guardando verso occidente si vede Venezia. Dalla terrazza della cattedrale di Rovigno o dal lungomare di Parenzo, punti di osservazione privilegiata, si riconosce la linea della costa, le montagne dietro, il profilo del campanile di San Marco. In fondo Venezia è a 50 miglia, oltre il mare. Quando non si vede, basta girarsi e Venezia è lì. Nelle stradine strette, nelle case in pietra addossate le une alle altre, nello stile di palazzi e chiese, nella propensione a vivere in simbiosi con l’acqua, affacciati sui porti, con i leoni della Serenissima ancora scolpiti su municipi e porte d’ingresso. Eppure Venezia è stata una parentesi, lunga, ma conclusa; poi - come già prima - è stato il turno di altri conquistatori. A Pola, all’ombra delle arcate dell’anfiteatro romano forse meglio conservato del Mediterraneo, Danilo racconta la sua giornata di pesca (fa il pescatore e ha un piccolo ristorante: «il pesce venduto sul piatto», sintetizza) e della nonna materna Attilia, 92 anni, che «nella sua vita ha cambiato cinque stati, senza uscire dalla propria corte». Nell’ultimo secolo, infatti, i confini e «i padroni dell’Istria sono cambiati cinque volte». L’Istria è questo: memoria di presenze accavallatesi nel tempo e un paesaggio ancora felice; testimonianze monumentali dei vari passaggi (i Romani, i Bizantini, Venezia, gli Asburgo, Napoleone, l’Italia, la Jugoslavia) e una natura benevola ...

 

 

Alla ricerca dell’Insubria
Canton Ticino, Piemonte, Lombardia

Più di duemila anni fa, tra le Alpi e il Po, si sviluppò una civiltà venuta da oltre le montagne, dalla Gallia dei Celti. Gli Insubri si stanziarono nel V secolo a.C. tra il Ticino e il Lago di Como, fondarono Mes¹iolanom (Mediolanum, l’odierna Milano), il “luogo al centro della pianura”, la “terra sacra nel mezzo”, estesero il controllo della regione dei Laghi (Varés, Còm, Ìntra/Palànsa, Tissìn), formando una confederazione tribale celtica con i Leponti. Ma la loro espansione incrociò quella di Roma: per contrastarla si allearono anche con Annibale, ma furono sconfitti e sottomessi. Diventarono cittadini romani nel 49 a.C., adattando le proprie tradizioni alla nuova cultura dominante. La memoria di quei capostipiti originari è oggi in gran parte smarrita, anche se il richiamo alle fonti identitarie del passato celtico rimane una delle declinazioni dell’orgoglio nordista. C’è un’università dell’Insubria (il polo di studi di Varese e Como), una Regio Insubrica (“comunità di lavoro che promuove la cooperazione nella regione italo-svizzera dei tre laghi prealpini”), alcune associazioni e riviste insubriche, un “concorso di bellezza transfrontaliera” che da sei anni elegge Miss Insubria. E, poi, un consorzio di territori (cinque italiani, le province di Varese, Como, Novara, Lecco, Verbania-Cusio-Ossola, e uno svizzero, il Canton Ticino) che mira a valorizzare le risorse dell’area in nome di quel passato trasversale. L’Insubria di oggi, attraversata da direttrici ferroviarie e stradali che collegano il centro e il sud d’Europa attraverso il San Gottardo e il Sempione, è nel cuore del continente ...

 

 


Oltre il Canale
Panama

Il destino di Panama è racchiuso nella sua geografia: l’istmo di Panama è il punto più stretto del continente, una lingua di terra che divide l’Atlantico e il Pacifico e unisce le masse continentali del Centro e del Sud America. È perciò il luogo che ha tentato di più politici e ingegneri nel trovare una soluzione per stabilire una via di comunicazione tra i due oceani che potesse rappresentare una valida alternativa alla circumnavigazione del continente. Fin dalla scoperta del Mare del Sud, nel secolo XVI, si vagheggiò di costruire un canale, un “ponte d’acqua” dolce che, sfruttando il corso del fiume Chagres che taglia a metà l’istmo e sfocia nell’Atlantico, collegasse i due oceani. A costruire una via d’acqua, creando un lago artificiale al centro, avevano provato per primi i francesi, alla fine dell’800. Ma gli ingegneri Gustave Eiffel (quello della famosa Torre) e Ferdinand de Lesseps (già costruttore del Canale di Suez) erano andati incontro a un tragico fallimento, che causò più di 20 mila morti, principalmente a causa delle malattie tropicali, febbre gialla e malaria, che infestavano l’area. Gli statunitensi, potenza regionale, ripresero il progetto all’inizio del ‘900, soprattutto a scopo militare, e riuscirono a portarlo a termine nel 1914. Da allora, fino al 31 dicembre 1999, lo hanno amministrato direttamente. Dal 2000 il Canale è stato restituito ai panamensi, ma cento anni di presenza americana hanno plasmato la società. Ancora oggi la moneta locale - il balboa - ha lo stesso valore del dollaro, ma è raro trovarla; le banconote non esistono e si usano regolarmente i dollari americani …

 

 



I colori di una terra
Rajasthan, India

Un viaggio in India può essere tante cose. L’accostamento a spiritualità senza eguali; l’incontro con un’umanità immensa e variegata, mistici vestiti di niente o post-yuppies figli del boom economico; la contemplazione di architetture e paesaggi sublimi, come dei singolari ornamenti dei corpi. L’India è anche esteriorità. Colori dei tessuti, foggia degli abiti, metalli e pietre dei gioielli, sostanze vegetali per la pelle, tutto comunica informazioni, lancia messaggi che parlano di appartenenza etnica, condizione economica, status sociale, tappe dell’esistenza. Soprattutto in Rajasthan, terra dei maharajà avvolti nella leggenda (riconvertitisi in businessmen che gestiscono i loro palazzi trasformati in sontuosi hotel), di città sviluppatesi attorno a fortezze principesche, di villaggi sparsi tra montagne e deserto, di sabbia e vento. La zona arida più popolosa del mondo, uno stato semi-desertico vittima di prolungate siccità, povero e magnifico. “A questo popolo, il colore è necessario come la luce”, annotava Guido Gozzano nel 1914, nel suo “Verso la cuna del mondo”. I tessuti degli abiti, delle donne specialmente, hanno combinazioni cromatiche che esplorano per intero la gamma dei rossi e dei gialli, dei verdi e dei blu ...

 

 



Alla scoperta di Colombo
Andalusia, Spagna
Ai piedi della statua di Cristoforo Colombo, nel bel mezzo di Columbus Circle a New York, qualche anno fa una mano anonima lasciò scritto: "comunque, era uno che si era perso". Sintesi irriverente della storia ufficiale: nel 1492, attraversando il Mar Oceano su incarico della corona spagnola, procedendo verso Occidente per trovar l'Oriente, aveva sbattuto fortuitamente contro una terra imprevista, un Nuovo Mondo. Cercando altro, la nuova via per le Indie, aveva scoperto - per caso - l'America (come fu chiamata nel 1507 un anno dopo la sua morte). O, sulla base di voci sull'esistenza di terre misteriose dall'altra parte del mare, di mappe leggendarie e di studi di cosmografi e geografi, era andato consapevolmente a caccia di un continente sconosciuto, come argomentano alcuni studiosi? Ancora oggi, a cinquecento anni dalla sua scomparsa, le questioni aperte sono diverse. Messa un po' in disparte la disputa su chi effettivamente "scoprì" quelle terre (se i fenici, i vichinghi, i cinesi), risolta in sostanza a favore di Colombo che, seppure non fu il primo cronologicamente parlando, fu in grado di "comunicarla" adeguatamente), il dibattito si è spostato sui luoghi di nascita (era genovese, catalano, portoghese?) e sepoltura (in Spagna, a Cuba o Santo Domingo?) del navigatore. Le università di Granada e di Tor Vergata hanno avviato investigazioni sul Dna dei supposti discendenti del navigatore, coinvolgendo centinaia di Colon e Colombo sparsi tra le due sponde dell'Atlantico. In questi mesi, in occasione del cinquecentesimo anniversario della morte del navigatore (avvenuta a Valladolid il 20 maggio 1506), annunci, pur non ufficiali, hanno anticipato l'esito delle ricerche. Anche se da più parti si avanzano dubbi sui criteri scientifici dell'operazione, la tesi che sembra ormai prevalere è quella che assegna una volta per tutte i natali di Colombo a Genova e riconosce come spoglie del navigatore quelle conservate nella cattedrale di Siviglia ...






Il Rinascimento di Palmezzano
Romagna, Italia
Nei suoi dipinti c'è, quasi sempre, un paesaggio. Sullo sfondo di natività, annunciazioni, cristi, madonne, santi, si scorgono boschi, colline, specchi d'acqua, teorie di case, torri, castelli, strade che si perdono all'infinito, scene di vita quotidiana animate da cavlieri, cacciatori, pellegrini. Dettagli, dietro le figure in primo piano: quinte rarefatte e curatissime assieme, disposte con magistrale rigore prospettico. Particolari che danno forza a una pittura compatta e lucente, di ispirazione prevalentemente religiosa, immersa in "colori della purezza di alabastro". Marco Palmezzano è da tempo riconosciuto come uno dei maestri della pittura prospettica tra Quattrocento e Cinquecento, figlio della lezione di Piero della Francesca e Melozzo da Forlì. La sua arte elegante, rimasta a lungo in ombra, è tornata alla ribalta grazie alla retrospettiva che la nativa Forlì gli dedica in questi mesi ...




Arturo Brachetti, Carnevale
Italia, Europa, Mondo

Antico rito di passaggio, celebrazione religiosa, festa popolare. In passato il Carnevale, fusione di riti per la fertilità della terra e di tradizioni cristiane e pagane ai confini con l'esoterismo, era un momento di liberazione e trasgressione codificate prima dell'astinenza e penitenza della Quaresima. Annunciava la fine dell'inverno e l'arrivo della primavera, la nuova stagione dei campi. Oggi è diventato soprattutto un'occasione di gioco, travestimento, allegria. L'inizio varia; il clou si concentra tra i giorni di giovedì e martedì grasso, prima delle Ceneri, quest'anno tra il 24 e il 28 febbraio: feste in piazza e private, carri allegorici, personaggi in costume, maschere. La ricca tradizione italiana della commedia dell'arte è decaduta. Ma c'è un performer che ha continuato in questi anni a rivisitare il genere, dando vita a un mix unico di teatro, cabaret, music-hall, magia, illusionismo, prestidigitazione. Se la maschera è trasformazione, la maschera è lui. Arturo Brachetti è considerato il più grande attore-trasformista del mondo. Non a caso il suo ultimo spet